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EarthPainting: le basi

EarthPainting nasce da una visione

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avuta 7 anni fa durante un’esperienza di rebirthing: in una “frazione di respiro”, sono stata proiettata avanti nel mio futuro, in uno spazio-tempo fatto di foresta, terra e tribù. Mi vedevo mentre stavo co-creando e facilitando un rituale collettivo di pittura con una comunità indigena, una cerimonia di connessione con la terra: stavamo realizzando insieme un grande dipinto di carta, che avevamo prima bagnato dentro al fiume, e per dipingere, utilizzavamo la ricchezza delle risorse della biodiversità locale:  i pigmenti e i strumenti stessi provenivano dall’ecosistema, dai minerali, dagli alberi, dalla frutta e il ritmo stesso della cerimonia seguiva il ciclo solare e lunare. Il territorio era stato trasformato in pittura organica, in EarthPainting.

La visione parlava di viaggi lontani, in luoghi simbolici per il futuro dell’umanità, anche a rischio di “predazione” moderna, dove si era miracolosamente conservata una riserva di saggezza rispettosa, fatta dalla riconoscenza dell’uomo verso la natura.

La visione parlava dell’importanza di preservare quelle saggezze così necessarie per l’anima del mondo.

Una sorta di arca: la possibilità di custodire la ricchezza del patrimonio ambientale tramite l’arte, delle opere collettive tribali, fatto di una pittura proveniente dalle viscere della terra.

Con l’intento di far riflettere le nostre società contemporanee sulla sostanza della nostra relazione con la terra – suolo che ci nutre e ci offre risorse ma anche pianeta che ci ospita- e sulla perdita del senso di contatto con ciò che ci circonda, come sul rischio della nostra progressiva estraneità dal mondo naturale.

La finalità era di realizzare, nei luoghi più sacri della terra, dei dipinti tribali con l’intento di salvaguardare un valore – che potremmo chiamare, il senso di interconnessione – una qualità di legame con il territorio, fatta di rispetto, amore e gratitudine, che rischiava di scomparire insieme agli ultimi popoli.

Come collaboravano i popoli indigeni con i ritmi della natura circostante? Cosa avevamo perso? E’ possibile creare una sorta di “banca dell’interconnessione ambientale” che racconta la reciprocità di relazione tra gli uomini e l’ambiente tramite l’immagine, tramite i miti e i materiali naturali? Guardare questi dipinti potrebbe un’esperienza di insegnamento di inestimabile valore, per noi che viviamo distanti dai ritmi della natura. Erano le domande che mi passavano per la mente.

Così nasceva EarthPainting: come finalità, era una biblioteca vivente della Terra, un’arca, una visione, una banca dell’interconnessione ambientale; come processo, erano rituali di co-creazione, dipinti tribali fatti con una pittura organica, valorizzazione della biodiversità come tesoro da apprezzare, simbolo dell’alleanza tra gli abitanti della terra e il loro ambiente, archetipo dell’anima dei luoghi in un determinato tempo storico.

Tante cose, vero?

Vi passo i dettagli e i tentativi di realizzare questo progetto, ma per mancanza di mezzi economici e organizzativi – prevedeva molti viaggi e un budget specifico da dedicare alle riprese video e foto – la visione è rimasta un seme dentro al mio cuore per più di 6 anni.

Oggi è chiaro che questo progetto aveva bisogno di maturare ancora: il seme di EarthPainting incubeva, aspettando il giusto momento per emergere alla luce e nascere. Questo momento è Oggi.

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Arriviamo ad oggi. Come si è evoluto.

Verso la fine del 2016, ho vissuto un’esperienza personale difficile, che mi ha fatto “tornare all’essenziale” e una mattina l’ispirazione di EarthPainting è tornata; alla mia più grande sorpresa, il progetto aveva preso un’altra forma: era più semplice, più sostenibile, più fattibile, e potevo partire proprio da dove ero e da ciò che facevo già da vari anni.

Quando si dice che “la Terra è dove si è”, era proprio questo il senso di ciò che mi arrivava. Una voce profonda che diceva: adesso parti da dove sei. 

Wow. Che capovolgimento! La priorità non era di viaggiare lontano ma di iniziare da dove mi trovavo, proprio da qui ed ora: Roma.

A questo punto, mi presento in due parole. Mi chiamo Marianne Cordier, sono nata in Francia, ma vivo e lavoro a Roma dal 2003, è una città che ho scelto e che mi ha accolta con calore. Sono un Art Counselor professionista, un’arteterapeuta dell’anima, un’attivatrice di realizzazione, una “levatrice di anime”. Amo offrire delle esperienze ispiranti alla comunità sotto forma di rituali creativi e lavoro principalmente con la pittura intuitiva attraverso il metodo che ho ideato e che si chiama il Colore dell’Anima, di cui parlo nel mio libro.  Sono una Pittrice Intuitiva, un EarthPainter e una Creative Coach e propongo delle sessioni individuali e dei workshop di gruppo per il rituale del colore dell’anima.

La mia visione è piuttosto semplice. Per come vedo le cose, credo che una vita più ispirata dalla natura e quindi più interconnessa  – a condizione di lavorare costantemente a liberarsi dai nostri condizionamenti limitanti e di prestare ascolto alla voce della nostra vera natura – sia l’unico modo che abbiamo per scoprire la nostra “scintilla” e donarla al mondo, mettendo così a frutto i nostri talenti al servizio della comunità e contribuendo di conseguenza a fare del mondo un luogo più ricco, più rispettoso della diversità, più creativo, più sostenibile e sopratutto più riconoscente verso la natura.

Può sembrare un messaggio scontato ma non lo è. Perché nell’attenzione, il rispetto e la gentilezza verso la natura, c’è forse la nostra unica possibilità evolutiva su questo pianeta in quanto specie umana.

Il nostro mondo moderno manca profondamente di gratitudine verso la natura. Prende, prende, prende, usufruisce dalle risorse, senza mai riconoscere il dono della terra. E’ tempo di sostenere la vita e di riconoscere ciò che ci collega alla natura e agli altri.

Senza perdersi nei macro-discorsi, possiamo iniziare a praticare EarthPainting, partendo da un piccolissimo gesto, molto significativo: l’attenzione.

Una rivoluzione silenziosa. Possiamo guardare al luogo dove viviamo in modo totalmente nuovo iniziando a prestare attenzione al seme custodito nell’albero dimenticato sotto casa. Riusciamo a sentire la meraviglia di esso o ci sembra tutto scontato, ovvio ed invisibile?

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